Scienza, un sostantivo (oltre il) femminile: a Valserena si abbatte il soffitto di cristallo
L’apertura del Festival della Parola all’Abbazia di Valserena
Nella splendida ed evocativa cornice dell’Abbazia di Valserena (CSAC dell’Università di Parma), mercoledì 24 giugno si è tenuto un atteso appuntamento della XIII edizione del Festival della Parola: l’incontro colloquiale “Scienza, sostantivo femminile”. La serata, moderata con precisione dalla giornalista Mara Pedrabissi, ha visto come assolute protagoniste Mariapia Abbracchio e Luisa Neri, due voci autorevoli capaci di guidare il pubblico in un viaggio tra dati, storie vissute e prospettive future.
Oltre gli stereotipi: la necessità di una rivoluzione culturale
L’obiettivo centrale dell’incontro è stato fin da subito chiaro: superare la retorica consolidata del “soffitto di cristallo” per calarsi nella realtà dei passi concreti necessari a raggiungere una parità autentica nel mondo scientifico e, di riflesso, nell’intera società. Attraverso un dialogo ricco di suggestioni e incentrato sull’empowerment femminile, Abbracchio e Neri hanno ricordato come il cambiamento e l’abbattimento degli stereotipi di genere debbano necessariamente passare da una rivoluzione culturale.
Percorsi e carriere: le testimonianze delle scienziate
Il cuore pulsante dell’incontro è stato il momento dedicato ai percorsi personali e alle carriere delle relatrici. Attraverso il racconto intimo e sincero delle proprie esperienze, Luisa Neri e Mariapia Abbracchio hanno offerto un quadro realistico di cosa significhi oggi farsi strada nel mondo della ricerca scientifica. Non sono mancati i riferimenti ai momenti più complessi di una carriera accademica: dalle difficoltà iniziali nel conciliare i tempi di vita con i ritmi serrati dei laboratori, fino alla fatica, comune a molte scienziate, di veder pienamente riconosciuta la propria autorevolezza in ambienti storicamente maschili. Condividere questi percorsi altalenanti e tortuosi ha lanciato un messaggio di profonda resilienza, dimostrando che gli ostacoli si possono abbattere e offrendo una vera fonte di ispirazione per le nuove generazioni.
Una misura concreta: nasce il “Restarting Grant” per le mamme ricercatrici
A dare concretezza a questa spinta verso il cambiamento è stato il forte racconto di Mariapia Abbracchio riguardo ai suoi anni da Prorettrice vicaria. Stanca di vedere giovani ricercatrici straordinarie costrette ad abbandonare i laboratori o le biblioteche a pochi anni dal matrimonio o dalla nascita dei figli per mancanza di supporti e tutele, la scienziata ha promosso un’iniziativa pionieristica. Sfidando lo scetticismo formale degli uffici legali, ha istituito il primo “Restarting Grant” in Italia: un bando di finanziamento su base strettamente meritocratica riservato alle sole mamme ricercatrici con figli sotto i dodici mesi, erogando fondi da 100.000 euro per coprire due anni di stipendio e sostenere le loro ricerche scientifiche o umanistiche. Un modello virtuoso, nato per offrire reali opportunità formali, che sta già facendo scuola e venendo replicato in altri atenei italiani.
Il patto intergenerazionale tra figure senior e giovani leve
Dal palco è emerso così un profondo invito rivolto a un vero e proprio “patto intergenerazionale”: da un lato, la necessità di insegnare alle giovani donne il diritto e il coraggio di chiedere ciò che spetta loro senza timori; dall’altro, il dovere morale delle figure senior che quelle barriere le hanno vissute e superate in prima persona di dare, sostenere e incoraggiare le nuove leve, valorizzandone i progetti in base al puro merito.
L’analisi del territorio: il carico della cura e il valore dell’intelligenza emotiva
Un contributo fundamental per connettere la teoria del dibattito scientifico alla realtà quotidiana del territorio è arrivato da Parma Sinergia Donna. Durante l’evento, le referenti dell’associazione hanno evidenziato come, a livello aziendale e gerarchico, persistano ancora forti disparità, nonostante l’introduzione delle certificazioni di parità di genere. È stato sottolineato come dal punto di vista storico e culturale la figura femminile sia stata spesso relegata a un passo indietro rispetto a quella maschile, specialmente a causa del grande carico di “cura” (della famiglia e dei genitori anziani) che grava quasi interamente sulle spalle delle donne, limitandone talvolta la crescita professionale. Tuttavia, proprio la capacità di gestire contemporaneamente dinamiche complesse dota le donne di preziose competenze trasversali e di un’importante intelligenza emotiva, risorse che, se valorizzate nel mercato del lavoro, potrebbero concretamente migliorare la società.
La metafora di Hitchcock: il soffitto di cristallo come trampolino
Proprio legandosi a questa visione, Stefania Fazza ha proposto dal palco una suggestiva e originale chiave di lettura cinematografica, introducendo la metafora del trampolino. Ricordando l’uso innovativo che il regista Alfred Hitchcock faceva dei soffitti e dei pavimenti di vetro nei suoi film per ottenere inquadrature uniche, è stata lanciata una prospettiva fortemente positiva: il soffitto di cristallo non deve essere vissuto solo come un limite invalicabile da abbattere, ma, unendo le forze, può e deve trasformarsi in un vero e proprio trampolino di lancio per l’emancipazione e il volo professionale di tutte le donne.
I progetti formativi: “Mamma back to work” e l’indipendenza finanziaria
Per rispondere a queste sfide in modo pragmatico, Parma Sinergia Donna ha strutturato percorsi formativi mirati e di grande impatto. Tra questi spicca il progetto “Mamma back to work”, ideato appositamente per supportare le madri nel delicato momento del rientro al lavoro dopo la maternità, contrastando i sensi di colpa e le fragilità tipiche di questa fase. All’interno dei vari moduli, l’associazione propone percorsi dedicati all’autostima, all’arte della negoziazione (fondamentale per richiedere una maggiore flessibilità oraria ai datori di lavoro) e all’educazione finanziaria, uno strumento cruciale per favorire l’indipendenza economica e una gestione consapevole del proprio patrimonio.
Il teatro come cura: la sensibilizzazione sui disturbi alimentari
Il concetto di “cura” e di apertura verso la comunità trova la sua massima e più profonda espressione in un altro grande progetto dell’associazione: la produzione di uno spettacolo teatrale incentrato sui disturbi del comportamento alimentare. L’iniziativa nasce dalla storia vera e coraggiosa di una madre che, all’interno di una famiglia monogenitoriale, ha affrontato la complessa realtà dell’anoressia nervosa della figlia, arrivando a dover rimodulare la propria vita lavorativa. Anziché chiudersi nell’isolamento della propria sofferenza, questa madre ha scelto la via della condivisione, traducendo la propria esperienza in un monologo teatrale. Nonostante le resistenze culturali che talvolta vorrebbero confinare tali problematiche all’interno delle mura domestiche, il progetto utilizza il teatro e la comunicazione artistica come un potente strumento terapeutico e di sensibilizzazione collettiva.
Conclusioni: la sinergia territoriale per un’emancipazione reale
L’evento ha rappresentato uno straordinario esempio di sinergia tra le realtà attive sul territorio. Un ringraziamento speciale va all’organizzazione del Festival della Parola per aver promosso questo spazio di confronto, e all’associazione Donne e Scienza, che ha collaborato attivamente alla riuscita dell’incontro insieme all’Università di Parma e alla libreria Mondadori Ghiaia. La grande partecipazione in platea ha testimoniato quanto il tema sia sentito e centrale nella comunità, confermando che l’associazionismo e l’azione istituzionale congiunta sono l’unico vero via per trasformare le barriere storiche in opportunità di reale emancipazione.