Jasmine Furlotti: La Voce che Scardina il Patriarcato Musicale
Non è facile, a 24 anni, avere il coraggio di dire “no” e abbandonare una band o un’opportunità lavorativa quando il contesto diventa tossico. Eppure, Jasmine Furlotti – cantante parmigiana classe 2001 – ha fatto della propria integrità professionale il pilastro della sua carriera.
In questa intervista senza filtri, Jasmine ci accompagna nel dietro le quinte di un settore, quello musicale, dove il talento rischia spesso di essere messo in ombra da dinamiche di genere arcaiche e da una pressione estetica soffocante.
Dal debutto allo Zecchino d’Oro allo studio costante
Il percorso di Jasmine inizia prestissimo, con un assolo alle scuole materne che ha commosso chi la ascoltava. Da quel momento, la musica non è stata solo una passione, ma una disciplina rigorosa: dagli studi a Parma e al MAS di Milano, fino al diploma in flauto traverso. Jasmine incarna l’immagine dell’artista che non si improvvisa, che crede nel sacrificio e nello studio tecnico come unico scudo contro le critiche.
Le barriere invisibili: Immagine vs Talento
Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda la denuncia di una cultura patriarcale ancora radicata nei live e nelle band. Jasmine racconta con estrema onestà:
L’ossessione per l’estetica: Casi in cui la scelta di una cantante dipende esclusivamente dalle foto o dai video, ignorando le capacità vocali.
Il controllo del corpo: L’inquietante episodio di un collaboratore che cercava di imporre diete e allenamenti, trattando l’artista come un oggetto da plasmare.
Il gender gap strumentale: La persistente convinzione che certi strumenti, come batteria o basso, siano appannaggio maschile.
Rivendicare lo spazio: Un consiglio per il futuro
Oggi Jasmine si dichiara serena e consapevole del proprio valore. Il suo messaggio alle ragazze che vogliono intraprendere questa strada è un invito alla forza: studiare per essere tecnicamente inattaccabili e avere il coraggio di “scappare” dalle situazioni tossiche. Perché, come sottolinea lei stessa, non è mai troppo tardi per iniziare, ma è sempre il momento giusto per pretendere rispetto.
“Purtroppo, soprattutto per le cantanti, adesso l’immagine è superiore a quello che è il talento vero. […] Se ci si ritrova in un contesto tossico, bisogna scappare: ci sono tantissime altre situazioni migliori che uno può vivere.”
LEGGI L’INTERVISTA INTEGRALE
Partiamo da una presentazione di te….
1) Ti va di raccontarci chi sei e come è iniziato il tuo percorso nella musica?
Mi chiamo Jasmine, ho 24 anni, sono nata a Parma il 14 settembre 2001. Ho iniziato a cantare da molto piccola. Mi ricordo, lo racconto sempre questo perché mi piace molto: ero alla scuola materna e abbiamo fatto una sorta di saggio finale dell’ultimo anno. Abbiamo cantato tutti insieme e a me hanno dato una canzone da cantare da sola, con tutti gli altri che facevano il coro. Era “La preghiera” dello Zecchino d’Oro, che ancora, se l’ascolto… mi vengono i brividi dappertutto.
Quello è stato il debutto.
È stato bellissimo, è stata la prima volta che ho cantato da sola, mia mamma in lacrime che mi guardava.
Poi da lì mia mamma ha iniziato a capire che poteva esserci del talento e ha iniziato a cercare qualcuno qui in giro che mi potesse dare lezioni, quando ero un po’ più grande ovviamente, perché da piccolina no.
Poi ho iniziato a fare anche il coro nel mio paese, Medesano, e ho trovato la mia prima insegnante, che è stata Silvia Olari, a Fornovo. Da lì poi è iniziato questo amore e non ho più smesso di studiare. Sto studiando anche adesso.
2) Se dovessi presentarti a qualcuno che non ti ha mai ascoltata, cosa diresti di te come artista e come persona?
Sicuramente direi che sono una persona molto precisa e che mi dedico totalmente alla musica da quando ne ho memoria, effettivamente. Ho fatto tante rinunce, anche da piccolina: magari, piuttosto che stare con i miei amici, rimanevo a casa a studiare. Oppure mi capita anche adesso molto spesso che ci sia qualche festa, qualche incontro. Dato che io sono sempre in giro, anche con i miei amici non li vedo praticamente mai: loro escono il sabato e io il sabato lavoro sempre. Però si fa, sono sacrifici e io sono contenta di farli, quindi bene così.
3) Che rapporto hai con la tua città? In che modo ti ha aiutata o limitata nel tuo percorso?
Io ho frequentato il liceo musicale a Parma e mi sono diplomata in flauto traverso, che poi però non ho più toccato dalla maturità. Qui a Parma ho conosciuto tantissime persone che mi hanno spronata, anche Sabrina Poli, che è stata un’altra delle mie insegnanti. Mi hanno veramente aiutata, mi hanno fatto credere in me, mi hanno appoggiata. Ho anche cantato in diverse occasioni qui a Parma. Poi purtroppo, ovviamente, la musica live un po’ dappertutto si sta lentamente afflosciando, ma anche a Milano banalmente. Poi io sono andata a studiare là a Milano. Adesso ci stiamo un po’ adagiando, speriamo in qualche modo di riuscire a tirar su un po’ di live, un po’ di occasioni anche qui.andata a studiare là a Milano, adesso ci stiamo un po’ adagiando, speriamo in qualche modo di riuscire a tirar su un po’ di live, un po’ di occasioni anche qui.
4) Come descriveresti il tuo posizionamento rispetto alla scena musicale locale/ in Italia ?
Oddio, io non so da dall’interno come posso essere vista.
Autovalutazione !
Esatto… No, diciamo che sono contenta del percorso che sto facendo. So che ho fatto dei passi molto molto grandi, nonostante ovviamente io abbia solo 24 anni. Però c’è ancora tantissima strada da fare e io sono sempre pronta per qualsiasi cosa arrivi, per andare avanti.
5)Quali stereotipi o aspettative hai percepito lungo il tuo cammino in quanto donna nel settore musicale ?
Hai riscontrato degli stereotipi o hai avuto degli obiettivi e hai avuto difficoltà a raggiungerli
Dunque, la scena musicale di adesso, secondo me, è ancora molto controllata dagli uomini: per esempio i proprietari di locali o anche banalmente le varie band musicali che ci sono in giro, sono sempre capitanate da un uomo.
Vince il patriarcato anche lì..
Esatto, c’è poco da fare.
Dobbiamo cercare di scardinarlo pian piano.
6) In quali dinamiche o situazioni noti che il gender gap sia ancora una realtà concreta nel mercato musicale attuale?
Allora, io ho lavorato e lavoro ancora adesso in tanti ambiti, tante band diverse… e mi è capitato, anzi, forse non mi è mai capitato di cantare dentro una band dove suonasse una donna. Giuro. Ce ne sono, però c’è questa fissazione che il musicista debba essere un maschio. E il cantante, vabbè, uomini ovviamente, ma soprattutto donne: la donna deve avere l’immagine, deve portare l’immagine della band, deve essere vestita in un certo modo. Io poi, vabbè, litigo sempre: anche con i miei primi musicisti litigavo, perché io magari andavo vestita bene, loro maglietta nera, jeans e scarpe da ginnastica.
E poi c’è anche questa convinzione che determinati strumenti debbano essere suonati dagli uomini, tipo la batteria o il basso. Perché?
È incredibile… ma infatti è verissimo quello che dici.
Poi ce ne sono tantissime di donne, anche io ne conosco, anche delle mie amiche bravissime. Adesso stiamo cercando anche di tirare su un po’ di band femminili. Vedo anche, per esempio, le Bambole di Pezza che adesso sono andate a Sanremo. Sarebbe anche ora, voglio dire.
7) In che modo senti che l’attenzione rivolta alla tua immagine influenzi il modo in cui viene recepito il tuo impegno tecnico e creativo nella musica ? Quali sono state le situazioni in cui hai sentito l’esigenza di dover faticare il doppio per veder riconosciuto il tuo valore professionale?
Lo stavi già dicendo forse prima: l’immagine della donna nell’ambiente musicale è più incentrata sulla coreografia, su tutto quello che c’è intorno, e invece, come dici tu, ci vuole un riconoscimento per l’impegno tecnico femminile.
Sì. A me sono capitate delle situazioni un po’ spiacevoli, perché io, ovviamente da donna, venivo giudicata da chi mi dava lavoro per il mio aspetto fisico.
Non sono un fiorellino, ci sta, io sono un po’ in carne, per l’amor di Dio, però per lui io dovevo rappresentare questa band.
Per esempio, quando andavamo a cena prima della serata dello spettacolo, lui decideva che cosa dovevo mangiare. Oppure c’è stata una volta che si è presentato con un foglio fatto da lui, con scritto una sorta di allenamento che io potevo fare a casa… te lo giuro, l’ho trovato l’altro giorno, era ancora nel mio comodino e l’ho fatto a pezzi.
Purtroppo, soprattutto per le cantanti, adesso l’immagine è superiore a quello che è il talento vero.
8) Quanto pensi che il tema della violenza di genere influenzi il mondo della musica ?
Allora, io penso che soprattutto per le persone giovani come me sia difficile. Io, soprattutto da parte di questa persona di cui vi raccontavo prima, ho subito una sorta di violenza psicologica. Più che altro, doveva assolutamente cercare di insegnarmi tutto: “questo non va bene, questo va bene, fai questo, non fare quello…”. Che voglio dire, sono giovane, ci sta, un po’ di esperienza l’ho fatta. Credo che tante persone si ritrovino in questa situazione.
Come sei riuscita a superare questa situazione ?
Ho lasciato la band, dopo un paio d’anni. Ciao, basta.
9) Ti è mai capitato di vivere situazioni scomode o difficili legate al fatto di essere una donna in questo ambiente?
Questa situazione di cui stavo parlando, poi anche un’altra situazione vissuta recentemente. Ero stata chiamata per una serata in un locale un po’ “pettinato” e, prima di dirmi “ok, va bene”, mi hanno detto che dovevano guardare la mia immagine per decidere: “ok, allora tu vai bene, tu invece no”. Cioè, dovevano guardare proprio delle mie foto, dei miei video per dire “ok, vai bene”… non gliene fregava niente di come cantavo, principalmente. E vabbè, anche lì ho detto “grazie, ciao, arrivederci”.
Bisogna saper discernere le strade da percorrere. Purtroppo è così, ci sono sempre di più questi ostacoli.
Concordo
10) In che modo hai imparato a rivendicare il tuo spazio e la tua autorità professionale in contesti spesso a prevalenza maschile ?
Quando mi sono trovata in queste situazioni, inizialmente, un po’ spaesata, ho cercato di buttare giù la pillola. Poi, parlandone magari con mia mamma o con delle persone esterne, mi hanno detto: “ce ne saranno di altre situazioni dove puoi stare”. Fortunatamente, in questo momento mi sto trovando molto bene in tutte le situazioni in cui sono.
11) Come vivi il tuo ruolo all’interno dei progetti in cui lavori?
Bene, adesso sono serena, sono contenta.
12) Che consiglio daresti a una ragazza che vuol intraprendere questo percorso?
Sicuramente di rimboccarsi le maniche, di studiare sempre, per essere perlomeno inattaccabile a livello tecnico vocale.
Poi si incontreranno sempre degli ostacoli di questo tipo e bisogna cercare di superarli e andare avanti.
E se ci si ritrova in un contesto dove si capisce che c’è qualcosa di tossico, scappare, perché davvero ci sono tantissime altre situazioni migliori che uno può vivere.
13) Guardando indietro con la consapevolezza di ora, quali scelte o approcci cambieresti nel tuo percorso ? Se ne hai?
Sicuramente vivere queste cose mi ha insegnato molto. Sono cresciuta anche a livello personale, quindi mi sento di dire che, per il momento, va bene così.
Grazie mille, perché hai detto delle cose belle forti.
Infatti, quando mi sono arrivate le domande ho detto: “adesso tiro fuori tutto!”. Sì, perché in tutte le interviste che faccio mi chiedono più che altro cose legate al mio percorso e non si va mai un po’ più a fondo. Quindi sono stata contenta.
un’ultima domanda poi ti lasciamo andare
14) Secondo te c’è un’età per iniziare o se c’è mai un ‘troppo tardi’ per iniziare in questo campo?
Sicuramente c’è un “troppo presto”, ma “troppo tardi” no, non è mai troppo tardi, assolutamente. Poi le cose vengono da sé: uno inizia a studiare, inizia a farsi conoscere un po’. Con me ha funzionato così: nei vari posti in cui andavo, a Parma al liceo, al MAS a Milano dove ho studiato, se vedono che sei bravo, che ti impegni, che sei puntuale e che non rompi le scatole, poi ti chiamano. E da lì ho iniziato a girare un po’.